S T R A L C I  C R I T I C I

 

Mostra di Walter Gentiluomo alla Galleria Serraino. Walter Gentiluomo, giovanissimo pittore reggino (in atto vive e lavora a Saline) già diplomato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, si presenta per la prima volta al pubblico con una folta quanto tormentata rassegna di opere che testimoniano, per il momento, ricchezza di fantasia, irrequietezza d’animo, tumulto d’idee. Di primo acchito ci accorgiamo della presenza di un estro inventivo dalle imprevedibili risorse, che si manifesta in forme di varia espressività, sia disegnativa che coloristica, in un estroso ventaglio di creazioni fantastiche, fatte di geometrismi, di emblemi e di simboli: substrato naturale ch’è proprio dell’arte decorativa, parte integrante della formazione del giovane artista che ne ha conseguito con profitto il corso specifico. Affiorano dalle sue tele i segni di un primitivismo ancestrale, magico o misterico, ripescati ora nel mondo degli antichi Maya o degli antichi Egizi, ora nel mondo onirico di un subconscio assediato da fantasie allucinanti: sedimentazioni scolastiche e culturali, che l’estro fluttuante ripropone al vaglio di nuove applicazioni ed esperienze. Perciò difficile impresa sarebbe quella di tentare sin d’ora una collocazione del nostro Walter (di appena 24 anni!) in un solco ben configurato e marcato che ne caratterizzi appieno il timbro o la personalità. Il futuro ci dirà dei suoi approdi e delle sue specificità più congeniali. Per ora accontentiamoci di stupire di fronte alle sue tumultuanti ed avventurose raffigurazioni: paesaggi surreali disciolti o frantumati in emanazioni di segni e figure di difficile connotazione, ma in cui pure si possono leggere ideogrammi confusi di serpi, di fiori, di foglie, di pavoni, di meduse, mostri preistorici o antidiluviani: cose tutte che, nell’onda di complicati cromatismi, si snodano sul filo dell’esotico per dar vita ad ampi o a minuscoli pannelli. Anche quando si tenta il paesaggio naturale, questo richiede sempre una lettura dall’interno dei suoi elementi compositivi, evidenziati in chiave simbolica, in cui tra le pieghe delle scoperte stratificazioni, volti umani si celano, quasi spie d’un tormento interiore, ch’è tormento di tutta una realtà alienata ed alienante, ma che a nostro avviso è tormento dell’autore stesso, succube di crucci e di ansie represse, antiche e primordiali, che sono della stirpe e dell’individuo (vedi lo strano elefante quasi schiacciato da una sofferenza di millenni): un tormento che l’Arte potrà in futuro sciogliere e diradare, sottraendone l’autore verso più luminosi e sereni orizzonti. E’ quanto ci auguriamo per i suoi futuri traguardi.”

  ( Francesco Fiumara, 1983 )

 

Simbologia tormentata nella grafica di Walter. Walter Gentiluomo, il giovane artista reggino, dopo i consensi e gli entusiasmi mietuti alla mostra di pittura tenuta l’anno scorso alla Galleria “Serraino” continua alacremente la sua attività disegnativa, esprimendo sempre una propria visione del mondo che scaturisce dai fondali emblematici del subconscio, tormentato di simboli alienati ed alienanti. Ricchezza di fantasia, irrequietezza d’animo e tumulto d’idee continuano ad essere le componenti peculiari di tutte le sue figurazioni grafiche e pittoriche. Il suo estro inventivo non ha limiti ed il genere decorativo, che costituisce la sua vocazione specifica, (maturata in anni di studio al Liceo Artistico ed all’Accademia di Belle arti) gli fornisce la possibilità di una infinita gamma di estrinsecazione. Il primitivismo ancestrale, magico e misterioso, ripescato nel mondo dei Maya o degli antichi Egizi, imprime di sé l’estro fluttuante del Nostro, che attinge quasi sempre alle ibride combinazioni di mitologie esotiche, frutto di sedimentazioni scolastiche e culturali, che ritornano alla superficie come in un assedio di fantasie allucinanti. Ideogrammi di uccelli, di serpi, di fiori, di foglie, di meduse, di occhi che spiano, di riti funesti, di mostri preistorici, si stagliano sul filo d’un geometrismo confusionario ma bene studiato, costituiscono l’affresco completo delle sue creazioni, degno sempre di essere analizzato psicologicamente e recepito in tutte le particolarità ricche di recondite significazioni e perciò non trascurabili anche se minuziose . Come già altra volta abbiamo detto, a proposito di questo giovane artista, si tratta quasi sempre di lavori che si snodano sul filo dell’esotico, ch’è mistero interno dell’uomo prima ancora che inconoscibilità geografica o materia. Tutto va letto, quindi, in chiave simbolica, attraverso la spia d’un tormento interiore, ch’è quello di un giovane cosciente di sé, succube di crucci e di ansie represse, in lotta con se stesso e sempre in anelito di liberazione."

( Francesco Fiumara, 1984 )

 

Walter Gentiluomo, pittore poliedrico e tormentato. Ben 17 anni sono passati da quando abbiamo conosciuto per la prima volta Walter Gentiluomo: giovane allora di 24 anni, ma con alle spalle un curriculum di studi, di ricerche e di esperienze da lasciare stupiti i suoi ammiratori. Nel 1977 consegue la Maturità Artistica presso il Liceo “Mattia Preti” di Reggio Calabria e nel 1981 presso l’Istituto di Belle Arti di Reggio Calabria, il Diploma del corso di Decorazione. Il disegno e i viaggi sono stati sempre i suoi amori prediletti. E il viaggiare non poteva non apportare motivi di crescita alla sua cultura, al suo talento, alle sue doti ispirative. La sua pittura, come la sua grafica, già di estrazione surrealista, si rafforzava soggiornando e visitando i luoghi dove visse e operò il grande maestro del Surrealismo spagnolo Salvador Dalì, sino a caratterizzare definitivamente la sua impostazione. Siamo stati noi de “La Procellaria” a tenerlo a battesimo, con poche parole di presentazione, alla sua prima Mostra personale tenuta presso la Galleria d’Arte “Serraino” di Reggio Calabria nel 1983. Sono passati 17 anni ed ecco ch’egli – sulla scia del ricordo – ci riscopre per una rivisitazione della sua attività, attraverso un album ponderoso di riproduzioni, vecchie e nuove: testimonianze visive di una giovane vita dedicata all’Arte, in un crescendo di contenuti e di valori stilistici. Ci piace ripetere qui alcune nostre impressioni esternate in quella sua prima esposizione, perché – a nostro parere – esse costituiscono le impronte indelebili d’una ormai consolidata maturità. Di primo acchito – dicevamo allora – ci accorgiamo della presenza d’un estro inventivo dalle imprevedibili risorse, che si manifesta in forma di varia espressività, sia disegnativa che coloristica, in un estroso ventaglio di creazioni fantastiche, fatte di geometrismi, di emblemi e di simboli: substrato naturale ch’è proprio dell’arte decorativa, parte integrante della formazione del giovane artista che ne ha conseguito con profitto il corso specifico. Affiorano dalle sue tele i segni d’un primitivismo ancestrale, magico e misterico, ripescati ora dal mondo dei Maya o degli antichi Egizi, ora nel mondo onirico d’un subconscio assediato da fantasie allucinanti: sedimentazioni scolastiche o culturali, che l’estro fluttuante ripropone al vaglio di nuove esperienze ed applicazioni.Ideogrammi di uccelli, di serpi, di fiori, di foglie, di meduse, di occhi che spiano, di riti funesti, di mostri preistorici, si stagliano sul filo d’un geometrismo confusionario ma bene studiato, costituiscono l’affresco completo delle sue creazioni; degne sempre di essere analizzate psicologicamente in tutte le loro particolarità, ricche di anomalie e di recondite significazioni. Questo sottofondo misterico ed esotico, ch’era nel giovane Walter, perdura ancora,sia pure in forma attutita, nella concezione e nella ispirazione di Walter maturo nell’odierno svolgimento del suo iter artistico. Tutto va letto ancora in chiave simbolica, sia pure attraverso la spia di una ricerca chiarificatrice ossia di solare vitalità. E il tocco disegnativa scopriamo sempre più scalturito, specie negli intricati assembramenti matrici di più elementi e nelle complicate esilità di figurazioni vegetali, che offrono motivi emozionali di notevole intensità. I mostri e le anomalie vanno sempre più scomparendo dalla sua più recente produzione. Il paesaggio naturale, gli alberi, i fiori, i volti umani, le dimore dell’uomo, si manifestano privi di malevole deformazioni, anche se l’informale, il simbolico e l’onirico mostrano ancora le loro impronte caratteriali, dure a morire, delle origini. Dirà il futuro se le varie tecniche usate (olio, pennarello, tempera, china, etc.) nel complesso iter artistico di Gentiluomo, approderanno a mete di più accattivante leggibilità. Per ora le immagini sono ancora velate di enigma: una solitudine metafisica si evidenzia nei suoi paesaggi, da dove però è scomparsa la sensazione dell’orrido e del cupo, della mostruosità ancestrale, degli incubi in agguato, e tutti gli attanagliamenti di pensiero tormentato e delirante: segni tutti d’una passata stagione. Il suo attuale cammino è verso la luce, che coinvolge uomini e cose, natura viva, a volte statica, a volte sognante e fiabesca, disegnata su approdi geografici, o ancora su piani di inesplorata interiorità.”

( Francesco Fiumara, 2000 )

 "Nella pittura di Walter Gentiluomo si ode forte l’eco di viaggi che, partendo dal mare sul quale si affaccia la sua vita, lo hanno portato lontano ad attraversare mondi magici, fantasie psichedeliche, in cui sembra di poter ritrovare altri, moderni Ulisse"

   ( Stefano Sofi, 2001) 

 

"Walter Gentiluomo, instancabile viaggiatore, ha indubbiamente seguito il fascino del Surrealismo, ma lo ha depurato di ogni eccesso simbolistico, aggregandovi la decoratività ariosamente "tattile" del Jugendstil tedesco. Lo testimoniano dipinti come "I movimenti del vento": ma in essi è ancora avvertibile, a saperci leggere, l’anelito spirituale trasmesso nella coscienza dell’artista dallo studio della cività Maja o Faraonica."

 ( Renato Civello, 2001 )

 

Walter Gentiluomo: grande talento del nostro paese. A pochi sarà capitato di visitare Saline e non essersi mai trovati di fronte ad una tela pittorica ricca di forme e colori che affascina e rapisce proiettando in un mondo fantastico e magico, capace di comunicare sensazioni ed emozioni a colui che mentre la guarda pian piano penetra il mistero. Sono i quadri di Walter Gentiluomo, artista che gode la stima e l’apprezzamento di molti, sia sul nostro territorio che all’estero. La critica recente riconosce di essere di fronte alla presenza di un estro inventivo dalle imprevedibili risorse, che si manifesta in forme di varia espressività, sia disegnativa che coloristica. Un Walter maturo di solare vitalità con un tocco disegnativo sempre più scaltrito che offre motivi emozionali di notevole intensità. Le sue opere, pur mantenendo l’apparenza e la leggibilità del reale, ci proiettano verso un pianeta futuribile lontano anni luce dalla nostra comune percezione. La produzione più recente cede il passo ad un’appagante fiducia e certezza in un mondo migliore, depurata dalla tormentata problematicità come dalle sensazioni dell’orrido e del tormentato pensiero delirante della stagione precedente. Il movimento che anima le sue composizioni è vita che pulsa di continuo, è un cammino verso la luce, come ci suggerisce il critico Francesco Fiumara, che coinvolge uomini e cose, Natura Viva, a volte statica, a volte sognante o fiabesca, disegnata su approdi geografici o ancora su piani di inesplorata interiorità. Ci edifica poter dire che i suoi dipinti appaiono, quello che i critici hanno definito, una singolare musicalità, come le note di un adagio, come una visione poetica. Mostre personali recenti sono state a Roma e a Zocca (..) A Walter auguriamo di continuare su questa strada, con tanto successo e stima.”

 ( Carminella Guarnaccia, 2002 )

 

"La grande signorile semplicità di Walter Gentiluomo e la sua natura per eccellenza libera, lo portano ad essere estremamente schivo: resta fuori dagli schemi del normale iter artistico, rifiuta proposte di insegnamento accademico, glissa su inviti ripetuti a personali e collettive perché, come fu detto, vive per dipingere e tutto il resto gli scivola di dosso come un foulard di seta. La convalida della sua affermazione viene pertanto dalle pochissime mostre effettuate, soprattutto nella sua terra, per l’insistenza degli amici e soprattutto del suo mecenate e congiunto, il pittore di fama internazionale Aldo Foti"

( Mauro Quinzi, 2002 ) 

 

“….la Galleria del Maurino…….continua la propria attività espositiva con la mostra denominata Policromie surreali del pittore Walter Gentiluomo…….Walter Gentiluomo è nato a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria. Manifesta la sua passione per l’arte a soli quattro anni quando con il rossetto della madre fa il suo primo olio su tavola sotto il piano dell’asse da stiro. La sua natura pittorica, di chiara estrazione surrealista, lo porta a studiare e a soggiornare nei luoghi dove il grande maestro del surrealismo, Salvador Dalì, visse ed operò: l’esperienza fu una vera sferzata per la sua impostazione artistica dando vita ad un nuovo universo………”    

 ( G. Bondi, 2002 )

 

“A pochi privilegiati artisti è dato coinvolgerci nel delizioso sortilegio di abbandonare l’orizzonte circoscritto del reale quotidiano per farci entrare in quella dimensione che il filosofo spagnolo Ortega y Gasset definiva ir a l’irreal. Walter Gentiluomo è tra questi. Osservando la sua pittura si inizia col subire la fascinazione delle forme e dei colori, per poi seguirlo con una sorta di gratificante complicità in questa sua avventura di perlustrare l’esistente per costruirsi un mondo in cui tutti gli elementi presenti rispondono alla necessità di una congeniale, impareggiabile armonia che è necessità espressiva solo in quanto prima è visione poetica. E’ per questo che si avverte subito come le rappresentazioni di Walter Gentiluomo oltre l’apparenza descrittiva, scandita ora su movenze piacevoli di grazia e serena compostezza, sono la via d’accesso ad una weltanschauung che in un momento storico come quello in cui viviamo è una straordinaria testimonianza di fiducia nella certezza dei valori che vorremmo recuperare: la pace, dentro e fuori di noi, interiore e tra le genti; una limpida consapevolezza di vita in luogo del disorientamento e dell’incertezza; la capacità di contemplazione soffocata dall’incombente tumulto degli avvenimenti che ci circondano. Chi ha avuto modo di incontrare e conoscere l’artista intessendo con lui una pur breve conversazione, sempre pacata quando oggi tutti gridano, sa che questa aspirazione di serenità si manifesta nella sua stessa persona, prima ancora che nelle sue opere. Quanto a queste ultime, cerchiamo di percorrere insieme il cammino che egli ci propone con l’insieme della sua produzione artistica: cerchiamo di entrare nel suo specialissimo mondo, di farcene partecipi e di capirlo. A differenza di chi è difficilmente collocabile, magari per eclettismo o per citazionismo, Walter Gentiluomo nel suo lavoro si pone con chiarezza e grande onestà intellettuale in una specifica dimensione dell’Arte Contemporanea: il Surrealismo. Quel Surrealismo che, come ricorda recentemente Vittorio Sgarbi è il movimento artistico più fortunato del Novecento e, come tale, seguita a manifestarsi con longeva vitalità anche nel Ventunesimo secolo, in epoche e luoghi lontani da quelli dove pittori e scrittori lo hanno insediato. Questa collocazione sgombra il campo da ogni eventuale suggestione naive che è peraltro smentita da una formazione accademica solida, maturata a Reggio Calabria, a Bologna e a Roma con un background culturale che si avvia dalla lunga consuetudine con Van Gogh e Gauguin proseguendo col pellegrinaggio laico nei luoghi di Dalì, non senza far propria l’esperienza futurista, dell’Art Nouveau e dello Jugendstijl. Del Surrealismo, come è stato giustamente evidenziato, egli ha saputo vivere non solo le forme, ma i contenuti più autentici e le più forti spinte emozionali. Chi si pone davanti a un’opera di Walter Gentiluomo può essere conquistato prontamente, per l’immediatezza del raffinato linguaggio decorativo con cui si esprime, una vera cifra stilistica e per la compiutezza della capacità tecnica che dimostra: ma presto avverte che la ricchezza dell’opera e le sue sottili implicazioni meritano di essere scandagliate nelle più autentiche e profonde motivazioni; analizziamone insieme alcuni aspetti e proponiamo qualche suggestione di lettura. Cominciamo dal colore, anzi dai colori. Lo spettro, più che la tavolozza, di Walter Gentiluomo offre una totale reinvenzione dei colori primari e secondari, piegando l’olio, cui resta sempre fedele, ai virtuosismi solitamente praticati con gli acrilici, in una sorta di metafisica del reale che li ridefinisce secondo le scansioni di una rappresentazione fortemente virtuale. Essa, pur mantenendo l’apparenza e la leggibilità del reale e ci proietta verso un pianeta futuribile, lontano anni luce dalla nostra comune percezione e dalla nostra esperienza immediata. Ecco allora il corpo delle sue creature arboree che trova una gamma di marroni sempre più scuri ma sempre più rossastri che la natura non saprebbe darci; ecco il verde che potevamo trovare solo nell’erba ed ora è fatto proprio dalle più estese vegetazioni che salgono verso il cielo e si stemperano su sfondi o bagliori, piuttosto, di una gamma di arancioni che li fa spaziare in un aere inusitato; ecco l’azzurro in tutta la gamma possibile, dalle trasparenze più lievi alle intensità metalliche e avvolgenti, mai conosciute prima d’ora, foriere di segrete tensioni che solo la costruzione compositiva riesce a risolvere, dandoci una misura della vita che complessamente ferve sotto le innocue geometrie sinuose o le icone più apparentemente semplici e rassicuranti. Il disegno secondo cui i colori si dispongono, infatti, crea un ritmo di linee dall’imprevedibile allusività: gli sviluppi curvilinei cedono guizzi di saettanti dinamismi che ci avvertono di come l’immagine è assai più problematica di quello che l’estro decorativo di per sé potrebbe comunicare e ci riserba la scoperta di giochi di rapporti e di sottili ironie che nell’opera più recente (…) lasciano ben presto il passo ad un’appagante fiducia, anzi certezza in un mondo migliore, depurate come sono della più tormentata problematicità come delle implicazioni oniriche ed esoteriche della produzione precedente. Così si scopre quel movimento continuo che, oltre ogni apparenza di conclamata staticità, vediamo spesso evocato già dai titoli delle opere: un movimento che anima la composizione creando quella sensazione della vita che pulsa di continuo, secondo cadenze di una singolare musicalità che ritroviamo come un adagio nelle sequenze dei suoi dipinti. Ci ritroviamo così, dopo anni di rigorosa coerenza e fedeltà ai temi e alle scelte espressive effettuate, davanti ad una raggiunta, piena maturità che ci fa assaporare i frutti migliori di una stagione creativa che si preannuncia lunga e ricca di soddisfazioni per l’autore e per chi ama le sue opere.”

( Mauro Quinzi, 2002 )

 

Deus ex machina. Scoprire talenti è stata sempre la mia grande passione, sì mi piace dire che questo pittore è stato scoperto da me. Non è il caso di Walter Gentiluomo, lui è già lanciato verso traguardi lontani ed è proprio in questo termine che si sviluppa la sua pittura oserei dire preistorica, non certo inventata, oppure di un mondo lontano ancora da scoprire: ne è prova il bellissimo albero delle piume oppure il ballerino di ghiaccio, figure di altri tempi dove l’immagine degli uomini è totalmente assente. Potrei elogiare questo grande artista con parole e termini sofisticati e difficili, ma è nella semplicità dei termini che sono nati i grandi come è grande la semplicità della loro vita, quindi mi limito a elogiare questo Deus ex machina con quello che mi viene dal cuore; non serve niente altro per mostrare la grandezza di un artista, ma con tutto me stesso lo ammiro e lo applaudo e dico: GRAZIE WALTER GENTILUOMO.”

( Massimo Rinaldi, 2004  )

 

Dimensione onirica. I paesaggi assumono aspetti fantastici. E’ il primo dato che si riscontra nelle opere di Walter Gentiluomo alla Galleria San Francesco, in Rua Frati Minori 21. Elementi segnici e pittorici si proiettano in una dimensione quasi onirica, facendo assumere all’opera forme quasi irreali, nella coniugazione di aspetti vegetali e umani. Il pittore calabrese (diploma al Liceo Artistico di Reggio Calabria e studi all’Accademia) non ha difficoltà a dire di aver guardato ai lavori di Salvador Dalì, grazie anche al soggiorno in Spagna, dove ha operato l’artista surrealista. Ma nelle sue tele si scorgono anche, come sostiene Francesco Fiumara, i segni di un primitivismo ancestrale, magico e misterico.”

 ( Michele Fuoco, 2004 )

 

"Nuovi successi pittorici di Walter Gentiluomo. Torniamo a parlare di Walter Gentiluomo, il pittore calabrese che prosegue il suo cammino ascensionale nel campo dell’Arte. L’occasione ci viene da due recenti esposizioni, tenute nelle Gallerie del Maurino di Zocca e San Francesco di Modena, riscuotendo lusinghieri successi. Tra i giudizi apparsi sulla Gazzetta di Modena leggiamo – Walter Gentiluomo continua la propria attività con la mostra denominata Policromie Surreali. La sua natura pittorica di chiara estrazione surrealista, lo porta a studiare e soggiornare nei luoghi dove il grande maestro del Surrealismo, Salvador Dalì, visse ed operò: l’esperienza fu una vera sferzata per la sua impostazione artistica, dando vita ad un nuovo universo. Ed ancora – Il primo dato che si riscontra nelle opere di Gentiluomo alla Galleria San Francesco, è quello dell’aspetto fantastico dei suoi paesaggi. Elementi segnici e pittorici si proiettano in una dimensione quasi onirica, facendo assumere all’opera forme quasi irreali, nella coniugazione di aspetti vegetali ed umani. Il pittore calabrese (diplomato del Liceo Artistico e successivi studi accademici), non ha difficoltà a dire di aver guardato ai lavori di Salvador Dalì…. Ma nelle sue tele si scorgono anche, come sostiene Francesco Fiumara, i segni di un primitivismo ancestrale, magico e misterico. – Massimo Rinaldi lo considera già lanciato verso traguardi lontani, ed è proprio in questo termine che si sviluppa la sua pittura, oserei dire preistorica, non certo inventata oppure di un mondo ancora da scoprire: ne è prova il bellissimo albero delle piume oppure il ballerino di ghiaccio, figure di altro tempo, dove l’immagine degli uomini è totalmente assente. Potrei elogiare questo grande artista con parole e termini sofisticati e difficili….mi limito a elogiarlo con quello che mi viene dal cuore: lo ammiro e lo applaudo. Noi de La Procellaria abbiamo espresso più di una volta il nostro parere sin dai lontani anni passati, quando nel 1983 lo abbiamo tenuto a battesimo, si può dire, con parole di presentazione alla sua prima mostra personale tenuta alla Galleria Serraino di Reggio Calabria. (…….) A distanza di 17 anni da allora, tenevamo ancora per fermo, nella sua arte, questo sottofondo misterico ed esotico, sia pure in forma attutita nella concezione e nella ispirazione……Tutto va letto ancora in chiave simbolica, sia pure attraversala spia d’una ricerca chiarificatrice, ossia di solare visibilità. Sono ancora queste, a nostro parere, le particolarità artistiche di Walter Gentiluomo, da cui possiamo sempre attenderci nuove sorprese e nuovi stupori."        

 ( Francesco Fiumara, 2004 )

 

“…..Annunci di sogno invece si snodano nel puntinato di Walter Gentiluomo, la cui pittura fa uso e consumo di fantasmagorie allegoriche che, a tratti si accendono, a tratti si uniformano in rivoli di colore continuo…….)

 ( Jenny Canzonieri, 2006 )

 

“…..intreccio enigmatico per Walter Gentiluomo col suo stile Dalì reinterpretato dal fondo dal fondo marino con spirali magiche………….”

 ( Jenny Canzonieri, 2007 )

 

“…..Privilegiato, dunque, è chi può esporre (…), chi può godere dell’atmosfera neoclassica, fra le sale che furono di Antonio Canova. (…) Walter Gentiluomo (è) tra questi privilegiati. Ma ancor di più lo è la loro arte tonica e innovativa che forse apre una breccia nel difficile mondo degli artisti reggini. Walter (…), due promesse belle solide, incontrano la galleria “Il Canovaccio” già nel 2001 con la personale “Confronti e riscontri”, lasciando una scia che oggi dà i suoi migliori frutti. (….). Tra le opere di Walter esposte durante la rassegna, tre oli su tela 30x60. Un paesaggio surreale tipico del modus di Gentiluomo; una natura con tulipani in primo piano, violenti, con colori sempre forti e cangianti come piacciono all’artista. E ultimo, una composizione dove il soggetto assoluto è la bottiglia e le molteplici armonie del vetro………….”

 ( Jenny Canzonieri, 2007 )

 

“…..Walter Gentiluomo è artista del segno e dell’intraprendenza. La minuziosità della sua resa pittorica lo lega da sempre al cromatismo della sua terra in araldiche rappresentazioni di un mondo lontano da tendenze occidentalizzate, alla ricerca del sogno della pittura, dell’irreale-spaziale in cui l’osservatore si lascia trasportare in virtuosismi visivi.”

 ( Giuseppe Livoti, 2007 )

 

“La pittura del Maestro Walter Gentiluomo si compone di visioni oniriche immerse in cromatismi generosi. L’impeto creativo si manifesta pertanto mediante la trasmissione delle idee dell’ artista direttamente dal colore. E’ l’arte di Walter Gentiluomo costituita da una liberazione della sfera onirica comune a tutti sul supporto, eliminando le problematiche collegate al reale ed alla quotidianità. Si ottiene così un libero sfogo delle pulsioni dell’anima la quale si eleva a messaggero duraturo della particolarità di ogni mente umana e della sua straordinaria comunicatività”

 ( Dino Marasà, 2008 )

 

“Una resa pittorica denunciata da un cromatismo acceso e fortemente vibrante che approda a interpretazioni di araldiche memorie dall’accattivante impatto visivo”

 ( Anna Francesca Biondolillo, 2009 )

 

“Una pittura di simboli che si avvale anche di riferimenti letterali e percettivi. Walter Gentiluomo usa letture che spingono a riflettere sulla veracità del mondo e sulla libertà dei suoi canoni. Una avventura che questo noto artista trasforma con capacità in realtà espressiva”

 ( Giorgio Falossi, 2009 )

 

Walter Gentiluomo.Scrive Federico Zeri in “ Dietro l’immagine “, l’ultima delle cinque conversazioni tenute presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1985 e curata da Ludovica Ripa di Meana per Longanesi & C, Milano 1987, che: “Non è possibile applicare a opere che appartengono a civiltà diverse, nate in diverse prospettive ideologiche, con diversi sfondi culturali e sociali ed eseguite con tecniche diverse, un unico criterio di lettura se non a rischio di gravi travisamenti che possono vanificare la lettura stessa e cacciare in vicoli ciechi“. L’autorevole opinione di Zeri si attaglia perfettamente alla produzione pittorica di Walter Gentiluomo che dimostra di avere una “cifra“ caratterizzante e costante ma diversificata per tempi ed esperienze. Essa si è ravvisata fin dall’inizio dell’attività dell’Artista, che ha scelto la figuratività come interpretazione e ricerca. In questo senso è ampiamente dimostrato da Gentiluomo che la personalità dell’artista si evidenzia attraverso i diversi piani di ricerca di cui lo stesso fa ampia analisi. Quest’ultima attraverso il Nostro, si basa su frequentazioni culturali di spessore che lo vedono vicino a personalità artistiche reggine, sua città di provenienza, e napoletane negli anni in cui Gentiluomo ha frequentato il Liceo Artistico prima, e l’Accademia di Belle Arti dopo, a Reggio Calabria. Dai suoi insegnanti, tra Liceo ed Accademia, ha avuto precise indicazioni formali, pittoriche, interpretative di grande spessore, cui ha attinto, a piene mani, con risultati impegnativi. Le sue prime produzioni lo attestano come un figurativo d’elezione, la cui caratteristica ne ha dimostrato la continuità partendo da formulazioni lineari di origine Liberty, per giungere, quindi, ad una sorta di astrazione lineare, attraverso una mediazione surreale. Tutto questo è, sicuramente, frutto di buona conoscenza delle avanguardie storiche da cui è attraversata la prima metà del Novecento e sulla quali Walter Gentiluomo ha posto la sua attenzione. Essa, nelle sue opere, non si è mai caratterizzata come pura riproposizione ma, piuttosto, come personale interpretazione. La sua produzione mantiene, sempre, la “cifra” caratterizzante di una cromia brillante e di una sorta di dinamismo lineare naturalmente impostato. La lettura di queste tele lascia spazio a possibili riconoscimenti di segni e di immagini che, comunque, non sono strettamente necessari alla decodificazione tematica. A voler determinare una mappa cronologica della esperienza pittorica di Gentiluomo, si assiste ad una creazione pittorica, riguardante gli anni Settanta e, precisamente, la loro seconda metà, in cui la natura ed il paesaggio sono protagonisti di una creazione che affida al colore la sua fondamentale espressione. Più tardi, Gentiluomo mutua elementi maggiormente decorativi dall’insegnamento ricevuto alla Scuola di Decorazione del’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria dal suo Maestro, Luca Monaco. Quest’ultimo, rappresentante di uno spaccato informale napoletano, di cui egli era figura di spessore, insieme ad Ugo D’Ambrosi e Luigi Malice, come affermo insieme a M. Bignardi in “ D’Ambrosi – Malice – Monaco – Tre espressioni informali a Reggio Calabria negli anni Sessanta“, Editorial Staff – Salerno 1987, ne indica all’allievo Gentiluomo una sostituita libertà cromatica di grande effetto. L’avvio di questa libertà espressiva, Gentiluomo l’aveva già mutuata, ai tempi della sua frequenza al Liceo Artistico, da Antonio Conzo, suo insegnante e di cui i formulari astratti-informali erano “cifra” dell’artista napoletano. Nella sua produzione degli anni Ottanta, Gentiluomo si esprime con un grande interesse per il Surrealismo, prettamente figurativo e che mutua, ancora una volta , da Luca Monaco che, in questi anni produce una pittura ispirata ad una sorta di iperrealismo dove, spesso, risulta presente la macchia informale. Anche nelle tele di Walter Gentiluomo, in questo periodo, si riscontra un figuratività autenticamente intuibile, in cui si evidenzia la gocciolatura cromatrica. Le sue opere, all’ultimo decennio, rappresentano la maturità di una ricerca che, pur restando attratta dal Surrealismo, si completa con una valenza simbolica di spessore. Gentiluomo ha affrontato le sue esperienze pittoriche ed esistenziali, viaggiando molto, soffermandosi anche nei luoghi dove Dalì ha condotto la sua vita e la sua ricerca, che l’Autore calabrese “somministra” sulle sue tele con analitica visione. Gli elementi connotativi della sua produzione sono sempre tematiche fondamentali della ispirazione pittorica: paesaggio e figura. Essi, pur essendo precisati per quanto riguarda l’aspetto formale, appaiono risolti con libertà intuitiva che va ben oltre il suo costrutto. La Pittura del Nostro, si costruisce attraverso la sintesi della rappresentazione con armonie dinamiche e cromatiche che danno luogo ad un unicum ispirativo e fattivo. I suoi lavori non nascono dalla immediatezza che lascia al caso la gestualità e la costruzione ma sono oggetto di conoscenza tecnica approfondita come appare testimoniata dall’uso della pittura ad olio che necessita di tempi lunghi e meditativi. Il dato naturalistico, molto presente nella pittura di Gentiluomo, supera la solita rappresentazione attraverso emblematiche simbologie che, comunque, rimangono elemento conoscitivo del soggetto dipinto. Sembrerebbe che l’Autore, oltre al mondo naturalmente rappresentato, ne abbia in serbo un altro, più metaforicamente inteso, ma che non vuole e non può travisarne la rappresentazione. Essa può essa trascesa per Gentiluomo, quindi idealizzata e superata rispetto all’uso obsoleto che della stessa può essere stato più volte interpretato. L’attrazione primaria, inoltre, appare essere il segno affidato al difficile uso del nero che, in pittura, va steso con mano ferma, precisa, immediata, più facilmente adatta ad artisti che si rapportano alla gestualità come metodo di rappresentatività diretta. Anche la scelta del colore si connota di metodologie analitiche che riconoscono la necessità dell’uso dei primari, quasi a base della costruzione cromatica che diventa, poi, consecutiva trasformazione. Vi è, in tutta questa ultima produzione, un forte elemento luministico che evidenzia la conoscenza, da parte dell’Autore, della rifrangenza atmosferica mista ad elementi caratteristici del territorio da cui è tratta l’immagine. Le sue opere, pur sembrando spesso una rappresentazione fantastica e surreale, evidenziano che i termini di aggancio si ritrovano tutti in una terminologia iconografica che ne scandisce le caratteristiche iconologiche. Infatti il significato del termine iconografia determinava, per il passato, la capacità di far comprendere un soggetto ed il suo significato: l’arte moderna ne caratterizza il potere di suggestione e di presentazione di una immagine per far comprendere agli osservatori dell’opera l’idea di ciò che comunica loro. L’altro termine, iconologia, estensione di iconografia, studia i simboli e l’evoluzione del loro significato nelle arti visive e, nell’Arte Moderna, non chiarisce significati specifici, ma, piuttosto, il potere evocativo ed il senso più ampio di un’opera. Questo assunto, si offre ad esplicazione dell’indicazione oggetto della conversazione di Federico Zeri, riportata in questo scritto, a dimostrazione che ogni opera va interpretata considerando evoluzione cronologica, sociale, umana, culturale ed inserita nell’epoca in cui è stata realizzata tenendo fermo il concetto generale di iconografia ed iconologia, termini base per uno storico dell’arte. Tutto questo diventa strumento interpretativo della pittura di Walter Gentiluomo.”

 ( Maria Antonietta Mamone, 2009 )

“……. Nel 2009, L’Accademia Santa Sara fondata e diretta dal critico Flavio De Gregorio gli ha conferito il premio “Arte Sacra” inserendolo nella rosa di artisti candidati alla Laurea Honoris Causa 2009”. Il circostante naturalistico e la vitalità espressiva del Maestro Walter Gentiluomo sono accomunati da sostanziali convergenze obbiettivamente manifeste nella tematica da cui è evidente il segno consono a descrivere l’azione gestuale nella fase anteposta alla regressione di mutevoli appressamenti in ombra dediti alla focalizzazione e all’immagine. Pertanto, i dipinti di Gentiluomo Walter inducono a sperimentare come propria ricerca di origine diversa e che hanno reso attiva la libera interpretazione altrui, mediante un susseguirsi di caratteristiche iconografiche delle quali la Fede rientra nel messaggio principale dell’Artista Gentiluomo Walter e in un modello di sviluppo estetico propriamente personale nella percezione di ciò che la vita offre nel percorso terreno dell’odierna realtà. ”

 ( Flavio De Gregorio, 2009 )

 

LE OPERE di Gentiluomo Walter. Non possiamo paragonare mai le emozioni di un artista ad un altro in quanto le tendenze sono diverse, come diverse le pennellate e la tavolozza dell'opera; Mentre dialogo e linguaggio si equivalgono. Parlo di un artista dalla grande professionalità, Walter Gentiluomo, che unisce all'amore per l'arte, la fantasia, la poesia e la bellezza: nelle sue opere c'è sempre un profondo studio con una grafia geniale, prevale l'aspetto anatomico sull'oggetto che si evidenzia. Osservando l'immagine si rivela uno sviscerato amore per l'arte dove le proprie emozioni vengono trasmesse attraverso il pensiero, evidenziando il tempo e lo spazio. Nelle sue opere si nota una certa magia, il disegno costruito, che ci porta alla cultura del figurativo, elementi surreali e metafisici. Ciò significa che l'artista ha una buona cultura di tendenze pittoresche; usa un linguaggio proprio con un contenuto di stile e grafia: la linea è immediata e l'opera appare con una limpidezza coloristica che lo rappresenta come Artista e come uomo che lavora sempre e intensamente per scaricare le proprie emozioni di gioia e di bellezza poetica-pittorica. Notiamo inoltre un istintivo impatto con la natura e con il paesaggio, con la suddivisione dell'immagine che diventa surreale pensato e costruito più volte anche con un’ immagine sofferente, come se volesse spiegare l'urto del suo io, dei suoi momenti della solitudine che lo conducono a creare l'opera che sente dentro, che vive in ogni momento della giornata e della sua vita. Gentiluomo è un artista spontaneo, preparato ad affrontare qualsiasi immagine o soggetto che ha in mente e lasciare un segno sulla tela bianca che ti sfida quando la osservi. I pensieri scorrono sulla tela e il tempo passa veloce e noi non siamo più gli stessi. "Quando guardo le tue opere capisco chi sei e chi è l'autore di quella brillante tavolozza colorata: quella è la tua firma". Il successo ottenuto alla Galleria Modigliani ti promuove e ti applaude.”

 ( Romano Pelati, 2010 )

 

“Elaborazione dalla potenzialità materica, in cui domina il sopravvento delle emozioni scaturite dalla intima profondità, attraverso un savoir faire arte da grande artista”

 ( Anna Francesca Biondolillo, 2010 )

 

“L’Artista Walter Gentiluomo abbandonata la pura figurazione accademica, fa della dinamicità delle sue opere la sua vera forza. Opere che collocano l’astante in un universo parallelo in cui cosmo e realtà materiale diventano una cosa sola. L’arte di Gentiluomo si presenta priva di contaminazioni e richiami del “già noto”. Forte del suo modo di fare arte, riporta sulla tela quelle che sono le sensazioni di un’anima che, giunta in questo mondo, chiede di poter vivere in una nuova realtà. Una realtà fatta di scelte cromatiche e collocazioni spaziali diverse da quelle conosciute. L’Artista nelle sue opere esplora realtà passate per ricollocarle in una dimensione nuova. La dimensione della sua psiche. La disgregazione segnica ed un linguaggio cromatico forte, sono il plus pittorico dell’Artista. Universi paralleli e tangibilità cosmica sembrano condividere lo stesso spazio creativo: una tela che si fa introspezione autentica.”

 ( Salvatore Russo, 2011 )

 

“La dinamica cui è corrisposta l’attività esecutiva della sintesi gestuale di Walter Gentiluomo, diviene essenzialità introspettiva per l’azione da egli svolta e propriamente vissuta in vari contesti e modi nuovi, al fine di migliorare sempre la concezione di intensa emotività atta a definire i tratti relativi all’ottima qualità estetica dei suoi dipinti. Un artista capace di affermare il consolidamento del rinnovato tessuto cromatico e di concepire il trasporto emozionale verso l’ambiente esterno, naturalistico, vissuto nella compatta relazione cellulare. Pertanto le sue opere, sono viste come uno strumento comunicativo, predisposto all’azione del racconto e della lirica visione surrealistica, vista in un susseguirsi di passaggi emotivi in cui, il sogno diviene l’emblema della revisione estetica sempre correlata dall’influenza degli stati d’animo e della stessa descrittiva forma, cui si alternano essi, in relazione all’età, alle speranze, al bisogno e talvolta alla negazione di importanti frangenti di vita che, vengono ad essere sperimentati dal Gentiluomo, come un’unica forza interiore, la cui dimostrazione è sempre la valorizzazione dei sani principi.”

 ( Flavio De Gregorio, 2011 )

 

In quell’ora prossima al mattino, in cui la rondinella comincia i suoi tristi garriti e la nostra mente pellegrina spazia fuori dal tempo, nello Spirito cosciente, libera dei pensieri della materia e nelle sue percezioni è quasi divina……. scriveva Dante Alighieri nel nono canto del Purgatorio. L’interesse nei confronti del sogno e dei suoi significati è sempre stato vivo ed esplorato in ogni branca del sapere filosofico, artistico e letterario oltre che, ovviamente, scientifico, raggiungendo nella modernità la sua decodificazione canonica come tramite di indagine della psiche. Ma, sul solco fondamentale tracciato da Freud, il regno di Morfeo è diventato protagonista e soggetto d’arte, soprattutto impregnando dei suoi simboli le opere d’arte che si sono accostate al Surrealismo. L’arte d’altronde sa essere sogno, soleva dire Yves Tanguy, proprio perché il sogno è l’opera d’arte che tutti gli uomini potrebbero incorniciare. Così, come nella suggestiva evanescenza di una tela di Magritte, il fantastico, l’enigmatico e il simbolico popolano il nostro riposo. Terrore, idillio ed evasione si alternano come le nubi del cielo, relegando al nostro risveglio il vano compito di metter ordine alle cose, alla ricerca di un improbo significato premonitore. Le argomentazioni di Walter Gentiluomo (……..) donano concretezza cromatica ai sogni, testimoniandoli attraverso le mescolanze alchemiche di realtà parallele, dove agiscono figure distorte, dove tramonti metafisici e prospettive ardite fungono da cassa di risonanza al rumore del silenzio. Il mondo pittorico di Walter Gentiluomo è sospeso nel territorio di confine fra la realtà e il sogno, evolvendosi all’interno di una dialettica espressiva fra visionarietà e lucida consapevolezza, tra finzione e rivelazione, offrendo a chi guarda molteplici chiavi di lettura. Nella stilizzazione delle forme, ritroviamo non solamente una concreta volontà descrittiva, ma anche l’intenzione di precisare un decifrabile avvertimento. Con tratto deciso l’artista dà vita al disegno, impreziosendolo con evanescenze tonali, in un turbinio di segni e colori. I suoi sono luoghi enigmatici, nei quali lo sguardo è soggiogato da una realtà deformata, dalla spregiudicatezza degli accostamenti cromatici, dal disincanto delle tematiche. Colori brillanti, irradianti luminosità compongono l’impianto scenico che manifesta pienamente il potenziale immaginifico di questo artista. Il tratto è sicuro, ponendo particolare attenzione alla forza evocativa ed espressiva dei volti, degli sguardi, delle labbra. Esiste infatti una sorta di approfondimento psicologico dello scenario rappresentato, che appare sempre suggestivo quanto inquietante ed oscuro: che è complesso e profondo quanto il pensiero dell’artista, marcatamente connotato da una vena poetica, che tuttavia non intacca, anzi sublima, la portata intellettuale del suo messaggio. Interprete colto e raffinato ha sempre supportato il suo iter pittorico con un attento studio della realtà circostante, grazie anche a una notevole attitudine contemplativa. La sua mano descrive mondi provvisori, predestinati a un’incombente dissolvenza.”

 ( Caterina Randazzo, 2011 )